Arte sacra medievale · Canavese Piemontese

Gli affreschi di
San Giorgio a Valperga

Un ciclo pittorico del XV secolo considerato uno dei più importanti dell'alto Canavese. Madonne in trono, scene della Passione, San Michele Arcangelo, stemmi nobiliari — e un pittore che ha lasciato il suo nome dipinto sulla parete nel 1462.

Un patrimonio unico nel Canavese

Il ciclo pittorico medievale
più importante dell'alto Canavese

Le pareti della Chiesa di San Giorgio a Valperga non sono mai state bianche. Da almeno sei secoli sono ricoperte di affreschi: un libro dipinto che racconta la fede, il potere e la bellezza del Quattrocento piemontese.

Il complesso delle pitture costituisce uno dei cicli pittorici medievali più importanti dell'alto Canavese. Non è opera di un solo artista né di una sola stagione: si riconoscono le mani di più pittori di scuole diverse e di epoche differenti, dal XIV al XV secolo. La stratificazione è visibile — e affascinante.

Nel Quattrocento, quando la chiesa fu ampliata per la seconda volta, si procedette a una copertura pittorica totalitaria di tutte le pareti, interne ed esterne. Un intervento così totale e sistematico che fu definito «probabilmente unico in Piemonte». Di tutta quella ricchezza esterna oggi resta solo l'Adorazione dei Magi, salvata perché inglobata nella sacrestia secentesca.

Uno degli autori ha fatto qualcosa di raro: ha lasciato il proprio nome dipinto su un cartiglio nell'abside. Si chiama Giovanni di Pietro de Scotis di Piacenza, pittore attivo nel Canavese verso la metà del 1400, noto per altre opere nella regione. Accanto al nome, l'anno: 1462. Un autografo medievale che attraversa i secoli.

Il tour in sei opere

I capolavori da non perdere
navata per navata

Una visita guidata permette di riconoscere ogni ciclo, ogni simbolo, ogni personaggio. Ecco le opere principali che troverai.

Abside della Chiesa di San Giorgio — scena della Passione di Cristo
Abside · Opera firmata

Scena della Passione di Cristo

Il grande affresco nell'abside — 4,50 × 6,30 metri — raffigura con crudo realismo scene della Passione di Cristo, con personaggi rappresentati «dal vero». È l'opera firmata: su un cartiglio sovrastante si legge il nome di Giovanni di Pietro de Scotis di Piacenza e la data 1462.

📐 4,50 × 6,30 m 📅 1462 ✍️ de Scotis
Dettaglio del ciclo di San Michele nella Chiesa di San Giorgio
Navata centrale · Il più grande

San Michele Arcangelo

Il più grande affresco dell'intera chiesa: 8,90 × 4,60 metri. Databile alla prima metà del Quattrocento, raffigura i miracoli di San Michele: l'apparizione sul Monte Gargano, la battaglia contro i demoni, Lucifero travolto nell'inferno e, in chiusura, il Cristo Pantocratore giudice supremo che separa i giusti dai dannati.

📐 8,90 × 4,60 m 📅 Prima metà XV sec.
Dettaglio del ciclo di San Michele nella Chiesa di San Giorgio
Navata centrale

Resurrezione dei morti e Cristo giudice

Parte del ciclo di San Michele, raffigura i morti che risorgono davanti al Cristo giudice, separati tra salvati e dannati. Una delle immagini più intense dell'intero complesso, con figure dipinte con un realismo sorprendente per l'epoca.

📅 Prima metà XV sec. 🎨 Ciclo San Michele
Madonna in trono tra San Bartolomeo e San Bernardo — 3ª cappella destra, San Giorgio Valperga
3ª Cappella destra · 1471

Madonna in trono tra i Santi

Cappella di San Bartolomeo: Madonna in trono tra San Bartolomeo e San Bernardo di Mentone. In ginocchio Giorgio di Valperga (morto nel 1471), la moglie Margherita di Mentone e quattro figlie. Sulle vele della volta: Natività, Fuga in Egitto, Adorazione dei Magi e Circoncisione.

📅 1471 ✍️ de Scotis ⚜️ Famiglia Valperga
Natività — volta della 3ª cappella destra, Chiesa di San Giorgio Valperga
3ª Cappella destra · Vela di volta

Natività e scene dell'Infanzia di Cristo

Le quattro vele della volta della cappella di San Bartolomeo sono interamente affrescate con scene dell'infanzia di Cristo: Natività, Fuga in Egitto, Adorazione dei Magi e Circoncisione. Un ciclo narrativo completo e di grande qualità pittorica.

🏛️ Volta a quattro vele 📅 XV sec.
Sacrestia · Esterno conservato

Adorazione dei Magi

Affresco di 4 × 4,90 metri che rappresenta l'Adorazione dei Re Magi. Era originariamente sulla parete esterna della chiesa — testimonianza della decorazione pittorica totalitaria del Quattrocento — ed è stato preservato perché inglobato nella sacrestia secentesca costruita laddove un tempo si trovava il cimitero dei bambini.

📐 4 × 4,90 m 🏛️ Parete esterna originale 📅 Sec. XVII inglobata
Una storia di rischi e salvataggi

Come si sono salvati
gli affreschi di San Giorgio

La storia degli affreschi è una storia di sopravvivenze fortunate, silenziose e involontarie.

Durante un'epidemia di peste — forse quella del 1630 — la chiesa fu adibita a lazzaretto. Per ragioni igieniche, le autorità ordinarono di ricoprire con uno strato di calce tutte le pitture sulle pareti. Un atto che avrebbe dovuto cancellarle: invece le ha conservate per tre secoli, sigillate e al riparo dal degrado.

I restauri che hanno riportato alla luce questi affreschi si svolsero tra il 1937 e il 1939, per iniziativa del valperghese senatore Giorgio Anselmi. L'intervento portò al consolidamento dell'edificio e al recupero delle pitture, che però — come avvertì il Dott. Giovanni Bertotti nel 1996 — erano nuovamente in pericolo.

Da quel monito è nata l'associazione. Dal 1997 a oggi, gli Amici di San Giorgio hanno condotto quattro lotti principali di restauro, finanziati da Fondazione CRT, Regione Piemonte e Compagnia di San Paolo. Il lavoro continua.

Scopri le attività di restauro →
Cristo giudice — dettaglio affresco navata centrale, San Giorgio Valperga
Una cura che non si ferma

I restauri degli affreschi:
dal 1937 a oggi

Gli affreschi di San Giorgio richiedono attenzione continua. Ecco le tappe principali degli interventi che li hanno salvati e che continuano a preservarli.

~1630

Copertura con calce

Durante la peste la chiesa è adibita a lazzaretto. Gli affreschi vengono ricoperti di calce per igiene — un atto che paradossalmente li conserverà per tre secoli.

1937–39

Primo restauro moderno

Su iniziativa del senatore Giorgio Anselmi, vengono consolidato l'edificio e recuperati gli affreschi nascosti dalla calce seicentesca. Prima apparizione moderna del ciclo.

1996–97

Allarme e fondazione

Il Dott. Giovanni Bertotti lancia l'allarme sullo stato degli affreschi. Nasce l'associazione Amici di San Giorgio (22 novembre 1996) con l'obiettivo di intervenire.

1997–oggi

Quattro lotti di restauro

Quattro campagne di restauro finanziate da Fondazione CRT, Regione Piemonte e Compagnia di San Paolo. Il lavoro di conservazione è tuttora in corso.

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La chiesa è normalmente chiusa al pubblico non accompagnato. La prenotazione è necessaria per garantire la migliore accoglienza e la cura del patrimonio. Si consiglia di contattare con qualche giorno di anticipo.

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Domande frequenti

Tutto quello che vuoi sapere
sugli affreschi di San Giorgio

Le domande più frequenti sull'arte medievale della Chiesa di San Giorgio a Valperga.

I principali sono quattro. Il ciclo di San Michele Arcangelo nella navata centrale (8,90×4,60 m), il più grande dell'intera chiesa. La scena della Passione di Cristo nell'abside (4,50×6,30 m), firmata da Giovanni di Pietro de Scotis nel 1462. La Madonna in trono nella 3ª cappella destra (1471), con il ritratto della famiglia Valperga. L'Adorazione dei Magi in sacrestia (4×4,90 m), unico frammento sopravvissuto della decorazione esterna originale.
Gli affreschi non sono tutti dello stesso pittore né della stessa epoca. Si riconoscono le mani di più artisti di scuole pittoriche diverse tra il XIV e il XV secolo. L'autore di cui conosciamo il nome è Giovanni di Pietro de Scotis di Piacenza, che ha lasciato il proprio nome e l'anno 1462 dipinti su un cartiglio nell'abside. È documentato per altre opere nel Canavese.
La chiesa è visitabile su prenotazione con guida volontaria. Contatta Vera al +39 333 923 0159 o scrivi a amicisgiorgio@tiscali.it. Puoi anche usare il modulo di prenotazione online. In occasione dei concerti estivi la chiesa è aperta al pubblico senza prenotazione.
Durante l'epidemia di peste del 1630 la chiesa fu adibita a lazzaretto. Per motivi igienici, le pitture sulle pareti vennero ricoperte con uno strato di calce. Questo gesto di "distruzione" le ha paradossalmente conservate per tre secoli, proteggendole dall'umidità e dalle intemperie. I restauri del 1937–39 le hanno riportate alla luce.
La copertura pittorica totalitaria di tutte le pareti, interne ed esterne, realizzata nel Quattrocento è stata definita «probabilmente unica in Piemonte». Di quella ricchezza esterna oggi sopravvive solo l'Adorazione dei Magi, inglobata nella sacrestia secentesca. Il ciclo complessivo è considerato uno dei più importanti dell'alto Canavese.
Puoi sostenere il lavoro di restauro in diversi modi: diventando socio dell'associazione, donando il 5×1000 nella dichiarazione dei redditi (senza costi aggiuntivi) o con una donazione diretta. Dal 2024 l'associazione è riconosciuta ETS (Ente del Terzo Settore), il che consente agevolazioni fiscali per chi contribuisce. Sostieni
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