CONCORSO FOTOGRAFICO
REGOLAMENTO 2011 CONCORSO 2002 CONCORSO 2003 CONCORSO 2004 CONCORSO 2005 CONCORSO 2006 CONCORSO 2007 CLASSIFICA 2011
REGOLAMENTO
2011 (scarica locandina.pdf)
In riferimento al tema
per alcuni siti di Valperga vedere l’articolo “Insegne-Valperga.pdf”

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L'associazione
AMICI DI SAN GIORGIO IN VALPERGA - ONLUS, a partire
dalla sua fondazione organizza concorsi fotografici su temi inerenti
aspetti storici, artistici e culturali peculiari del territorio. Intende così
unire lo scopo documentativo e di ricerca a quello di animazione di eventi
tradizionali per Valperga come la Fiera Autunnale, giunta quest'anno alla 144a
edizione.
Con il patrocinio della Regione Piemonte, della Comunità Montana Alto Canavese,
di SANPAOLO-IMI, agenzia di Cuorgnè e la collaborazione di soggetti privati è
stato possibile realizzare il Concorso Fotografico 2002 e relativa mostra
finale; l'associazione ringrazia sentitamente per il significativo
contributo!
Il tema del
concorso "Suggestioni dell'alto Canavese: i colori della nostra terra"
ha stimolato la fantasia dei partecipanti a spaziare sulla ripresa di angoli
del nostro territorio con le variazioni cromatiche indotte dalle stagioni o
semplicemente dallo scorrere del giorno.
Il mezzo fotografico, grazie alla passione ed alla tecnica degli autori, ha
consentito di raccogliere e di portare al visitatore della mostra i soggetti
ripresi nella loro cornice ambientale naturale per suscitare emozioni, ricordi,
ricerca di luoghi perduti nella memoria. I giochi di luce e le inquadrature
consentono la fusione dell'arte antica propria dei semplici soggetti ed
ambienti, naturali o modificati dall'uomo, con l'arte della fotografia.
Dice Alexander Spoeler, fotografo e scrittore: "la luce è il pennello del fotografo, il contrario
della luce è rappresentato dall'ombra, anzi dalle ombre, senza le quali neppure
si avrebbe una foto….. Non si fanno delle buone foto se non le si sa vedere, i
soggetti fotografici risiedono nel cuore….. Un soggetto fotografico per essere
tale deve essere qualcosa che si vorrebbe trattenere per sempre…".
Sulla base del cospicuo numero di attenti visitatori, giovani e meno giovani,
si può dire che la mostra abbia suscitato un discreto interesse. La
partecipazione al concorso è risultata quest'anno rilevante numericamente e di
buona qualità; a tutti i partecipanti va un sincero ringraziamento per
l'impegno e la sensibilità dimostrati.
La giuria ha avuto l'arduo compito di classificare e segnalare le opere usando
con competenza criteri il più possibile oggettivi: tecnica, presentazione,
scelta del soggetto. La classifica è un tentativo di dare una scala di
merito ma non rappresenta nulla di assoluto; al di là dei simbolici premi, una
valutazione personale effettuata da visitatori e concorrenti può spaziare su
giudizi differenti. Per questo è stato anche quest'anno
istituito un premio speciale per un'opera esposta assegnato da una giuria
particolare, i visitatori della mostra, che hanno potuto votare la foto
preferita.
Citando ancora Spoeler: "… la bellezza di una
foto non può essere codificata, in senso statistico il bello è ciò che che è criticato da pochi e piace alla maggioranza…".
L'appuntamento è per il concorso 2003!
Gli organizzatori
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Da non credere: stiamo resistendo, anzi l’attività scorre di anno in anno
sempre più fluida grazie alle esperienze maturate. La compagine organizzativa è
rimasta graniticamente la stessa, con alterne fasi di entusiasmo smodato e di
riluttanza totale, tali da ipotizzare qualche volta di pensare per l’anno
successivo a concorsi estesi su scale
più vaste o addirittura di passare a qualcosa di diverso oppure a qualche pausa
di riflessione.
Alla fine prevale l’idea di continuare. Forse ci tiene vivi il seguito di
partecipanti appassionati, alcuni ormai “storici” attivi dall’inizio
dell’avventura, altri novelli che si aggiungono ogni anno, forse è la
sensazione che il concorso e la mostra diano un piccolo contributo sia alle
manifestazioni della tradizionale Fiera Autunnale (negli ultimi anni un pò più estiva!) che a documentare ambienti e
particolarità della zona. Di fatto terminato un concorso il pensiero corre
immediatamente all’ipotetico tema del successivo.
Conta la fattiva collaborazione degli enti patrocinatori (certo, il concorso
e la mostra hanno dei costi), la Regione Piemonte, la Comunità Montana Alto
Canavese, l’Agenzia di Cuorgnè di San Paolo-IMI, il supporto di altri soggetti
per la realizzazione del materiale pubblicitario o nel praticare notevoli
sconti sui premi, infine il fondamentale contributo dei membri della Giuria.
Si ha la sensazione di un appuntamento consolidato: ricordo che nei primi
anni si captava una certa diffidenza da parte dei gestori dei luoghi pubblici
dei paesi vicini ove proponevamo le locandine da esporre, ci presentavamo con
fotocopie sbiadite di testi impaginati in modo non troppo professionale e
l’opera di convincimento ad esporre in alcuni casi non era delle più semplici e
si andava incontro anche a qualche rifiuto. Ora ci conoscono e ci attendono, in qualche misura si sentono
coinvolti, il miglioramento delle finanze permette la stampa di locandine e pieghevoli
professionali, più gradevoli per chi le espone, le legge o se le porta a casa.
Negli ultimi anni poi si è passati anche a pubblicizzare il concorso sul
sito web dell’associazione e via e-mail
ai circoli fotografici della provincia e sui giornali locali. Non viene
trascurato neanche il porta a porta, anzi il “sotto la porta” o la buca delle
lettere di potenziali partecipanti per tentare di “impegnarli”.
Tutto questo per “portare a casa” nell’edizione 2003 solo 80 opere circa?
Si, i numeri sono questi per un concorso a tema: forse gli appassionati
sono meno numerosi di un tempo, inoltre c’e una selezione naturale, molti hanno
riferito “ ho fatto le foto, a stampe ultimate non ero soddisfatto del
risultato, ritenterò l’anno venturo”.
Qualcuno commenta che i premi della fascia alta sono da concorso
nazionale (il lingottino di oro fino da 20 grammi
significa un bel gruzzoletto!).
Preferiamo rimanere comunque in dimensioni più paesane, gestire 80 opere
comporta già un notevole lavoro per la catalogazione delle stampe, il loro
posizionamento nelle cornici, l’allestimento della mostra e viceversa.
I temi fin qui proposti hanno toccato i retaggi del passato:
architetture, monumenti, scritte, civiltà contadina, poi i colori dei nostri
ambienti, infine le dimore tipiche. Nelle opere presentate in relazione ai vari
temi si avverte una sensibile sovrapposizione; d’altro canto quanto si può
fissare ora in una foto proviene dal passato più o meno recente, i soggetti tipici
spesso sono quelli che hanno più storia, i colori della nostra terra sono
quelli dell’ambiente contadino negli angoli non modificati pesantemente dalla
nostra frenesia di modernità.
Veniamo al concorso 2003. Le opere, moltissime di buona fattura, hanno
evidenziato prevalentemente la tipicità paesana delle case con balconi e ripari
in legno (in dialetto “lobie”), scale in legno o
pietra con ornamenti floreali e la tipicità delle baite, purtroppo ormai
dismesse, della nostra montagna. Non sono mancate opere frutto di una raffinata
tecnica fotografica, atta a mettere in risalto con notevole efficacia colori,
luci e ombre.
Conversando con un esperto locale di fotografia, mi veniva fatto notare
come alcune foto siano frutto di uno scatto (fotografico) istintivo scatenato
dalla bellezza del soggetto, altre invece siano state “cercate”, quindi “viste”
mentalmente prima dello scatto, per produrre un taglio particolare, arricchire
l’immagine con uno spicchio di cielo fra le case o intravedere il soggetto
attraverso un ostacolo.
La mostra fotografica con la variabilità legata al tema e
all’interpretazione dei partecipanti
richiama ogni anno la curiosità e l’interesse dei visitatori della Fiera
Autunnale: moltissimi visitano la mostra
nelle ondate di pubblico che precedono o seguono alcune manifestazioni
importanti fino a produrre una vera ressa, altri scelgono i momenti di minore
afflusso per una visita più tranquilla. Poi il rito della votazione popolare,
il ritornare successivamente per vederne l’andamento. Qualche critica, qualche
contestazione, nulla di drammatico.
La premiazione da alcuni anni si svolge nel locale della mostra: meno
formalità, contatto ravvicinato con i partecipanti, premiati e non, e con i
rappresentanti degli enti patrocinatori; è anche l’occasione per l’associazione
di parlare di progetti e collaborazioni.
Quest’anno il destino ha voluto che ci trovassimo a vivere il simpatico
momento della premiazione nel dolore diffuso per la tragica scomparsa di Moreno Poletto: il
minuto di silenzio chiesto dal presidente ha unito idealmente i presenti con
questo giovane ragazzo che a soli 23 anni ha saputo dare molto a tante
associazioni, tra le quali la nostra, con il suo impegno e la sua simpatia
innata. Questo a pochissima distanza dalla scomparsa dell’altro valido e attivo
ragazzo, Fulvio Varello, anch’egli collaboratore
della nostra associazione.
Esempi da ricordare ed imitare!
Gli organizzatori
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Può sembrare fuori luogo che l’associazione Amici di San
Giorgio in Valperga, istituzionalmente impegnata nella conservazione e
promozione di beni artistici e storici, proponga per il consueto concorso
fotografico il tema dell’acqua.
Superato il
campanilismo iniziale, nelle precedenti edizioni era già avvenuto un
progressivo allargamento di orizzonti per coprire le peculiarità del territorio,
non solo in ambito strettamente artistico, utile anche alla fisiologia di un
concorso a tema. Con il tema dell’acqua
ci è parso di operare nella continuità, considerando che in fondo l’ambiente
legato all’acqua è una forma di arte della natura sviluppatasi a fianco delle
forme create dall’uomo, seppure su scale tempi differenti.
La vita delle
popolazioni dei secoli passati ruotava molto più di adesso attorno all’acqua,
bene essenziale per molti e anche ragione di privilegi e guadagni per pochi.
Gli stessi
signori medioevali grazie ai quali sono pervenute a noi le opere d’arte di cui
ci occupiamo, castelli, chiese, affreschi, particolari architetture, hanno
contribuito più o meno consapevolmente alla conservazione dell’ambiente
naturale gestendo il territorio ed in particolare l’acqua, spesso per
interesse, attraverso l’opera di sottomessi ed affittuari.
Basta leggere le cronache medioevali per accertare
l’esistenza di questa forte interazione delle popolazioni con l’acqua: molti
rapporti economici si reggevano su mulini, rogge, pozzi, diritti di
irrigazione, doveri di manutenzione dei fossi (in
dialetto “roide”), imposte sulla presa delle acque. I
corsi d’acqua maggiori come Orco, Gallenca, Malone, Viana
sono stati ampiamente citati nei documenti medioevali ad individuare aree di
dominio mentre la miriade di rigagnoli fungeva da elemento di confine e come
distributore di ricchezza per l’irrigazione, l’azionamento delle macine e per
l’alimentazione di persone e animali.
Sovente i corsi d’acqua erano menzionati anche per le
piene (“bùre”) e gli straripamenti che arrecavano
danno ai borghi; a volte la piena dell’Orco era attesa per la quantità di pesce
lasciata sui campi al defluire delle acque.
Le pozze dei rivi ospitavano anche qualche varietà di pesce
e, nascosto sotto i detriti rocciosi, il gambero d’acqua dolce, oggi una
rarità.
Sicuramente un tempo c’era molta più acqua libera, anche
nel periodo estivo; le classiche “moie” ora sono
quasi scomparse e con esse la tipica vegetazione.
Corsi d’acqua
come l’Orco non hanno più l’antico vigore e portata, forse per i cambiamenti
climatici, ma soprattutto per gli sbarramenti a monte; Carlo Trabucco scriveva
“ l’Orco è stato imbrigliato e non brontola più come una volta”.
L’acqua viene oggi solo in parte percepita come risorsa ed
è in realtà una ricchezza trascurata; questo discorso però porterebbe troppo
lontano dagli intenti di questo scritto.
Come in passato l’acqua induce alla contemplazione ed
ispira poesia e opere d’arte: percezione e istinto, sensazioni primitive,
antiche, di forte legame con la natura entrano in gioco.
Lo dimostrano le numerose e pregevoli fotografie pervenute
in risposta al tema di questa edizione: “L’acqua , ricchezza e poesia della
Comunità Montana Alto Canavese”.
Gli autori hanno esplorato interamente il tema proposto,
portando immagini di cascate dall’aspetto esotico, “guie”
che evocano i ricordi dei “bagni” poveri nei quali ci cimentavamo da ragazzi,
remote fontane, vegetazione e fauna acquatica, paesaggi la cui vista induce
sensazioni di pace, acqua come energia e mezzo di lavoro, acqua come specchio.
Giocando con le parole di una massima di un artista, “fotografare l'acqua che scorre è un po' come
registrare un concerto: nessuna speranza di riuscire davvero a cogliere
completamente il senso di quello che vedi”.
Quindi fotografare
l'acqua è tutt'altro che banale, infatti spesso l'acqua è movimento e bisogna,
nei limiti del possibile rendere questo movimento anche se la fotografia per
eccellenza è un supporto statico.
Alcuni per
mantenere la poesia romantica di una cascata e riprodurre la sensazione di
movimento, scelgono un tempo di otturazione piuttosto lento, un diaframma
stretto, ed un oculato punto di ripresa: il risultato è il così detto “effetto
velo”, presente in molte opere.
Altri fissano il
movimento dell'acqua sfruttando la rapidità di scatto, le gocce d’acqua vengono
“congelate” nell’aria e appaiono come se fossero dei piccoli cristalli;
l'effetto del movimento viene in questi casi solo dalle sfumature prodotte
dall'infrangersi dell'acqua sulla roccia o “guia”
sottostante.
Le meraviglie
della natura racchiuse in un rettangolo: arte, documento ma, per molti, anche
una forma di partecipazione sociale alla tutela dell'ambiente: fotografare la
natura può essere davvero un aiuto per preservarla e per rendere le persone più
sensibili ai problemi dell'ambiente.
Speriamo di aver dato un piccolo contributo all’incremento di una
"coscienza ecologica", già viva tra gli abitanti della Comunità
Montana Alto Canavese. Attraverso le immagini si ha modo di scoprire di quale
fascino sia dotato questa piccola lembo di collina e
montagna, così facilmente raggiungibile, un luogo da vivere con partecipazione.
Gli organizzatori
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Concorso Fotografico 2005
Si è svolto da Aprile a Luglio il consueto Concorso Fotografico promosso dalla Associazione Amici di San Giorgio in Valperga,
giunto nel 2005 alla ottava edizione.
Le finalità del tema proposto “Vie
e sentieri nel territorio della Comunità
Montana Alto Canavese” erano quelle di riscoprire attraverso immagini
fotografiche gli antichi percorsi di spostamento dell’uomo sul territorio,
sentieri comuni, mulattiere, selciati, passeggiate, pedonali, percorsi
devozionali, scaloni di vigna, guadi.
L’interesse per le antiche vie di comunicazione in altre regioni
coinvolge già aspetti sia economici che ecologici. Esse sono anche lo specchio
di forme d’economia del passato. Anche nella nostra area quelle con importanti
peculiarità potrebbero diventare parte di percorsi escursionistici per gli
appassionati di trekking e per il settore del turismo in senso più generale. Il
valore ecologico viene dato dalla molteplicità di particolari ambienti che
senza una qualche attenzione possono andare perduti. Ricordo una
appassionata memoria presentata anni fa su “L’eco di Belmonte” a
proposito della pedonale per il santuario: l’autore dello scritto richiamava
l’attenzione sui piccoli habitat differenti che si incontrano ad ogni ansa
della salita, dalle dune desertiche del granito in disfacimento ad oasi con
vegetazione rigogliosa nei punti di ristagno dell’acqua risultato di dighe
naturali di foglie secche e detriti.
Luglio è il mese della “raccolta” delle opere prodotte. Questo periodo
viene vissuto con un minimo di ansia, perché aldilà delle promesse di alcuni
potenziali partecipanti che incontriamo o che ci contattano nei mesi
precedenti, o la presenza di alcuni noti assidui, normalmente il paniere a fine
giugno è ancora vuoto. E non tranquillizza del tutto il fatto che nelle
edizioni precedenti tutto si sia risolto nell’ultima settimana…… Arrivano i
dubbi: siamo riusciti a formulare il tema in un modo comprensibile e adeguato
per una risposta secondo le aspettative? Per il fotografo lo scopo non è solo
documentativo ma è anche quello di trasmettere con la sua opera sensazioni,
stati d’animo e dimostrare senso artistico. Per questo egli seleziona i
soggetti che lo ispirano in modo del tutto personale, va sul posto, filtra,
scarta, quindi il ventaglio di possibilità
si riduce drasticamente.
La mostra fotografica dal 3 al 6 settembre ha avuto un discreto
numero di visitatori, minore degli anni precedenti in quanto allestita per
motivi logistici nella sala consigliare, ottima sede ma lontana dagli stand
della Fiera Autunnale. Tra le circa 70 opere pervenute come soggetti più
rappresentati troviamo vie e portici dei centri storici, sentieri in zone
boschive, sentieri verso gli alpeggi, passaggi
associati ad architetture medioevali, vie legate alla religiosità,
particolari transiti verso antiche miniere, ed infine sentieri di vigna.
Anzi è proprio quest’ultimo soggetto a destare il maggior interesse degli
autori per il fascino che riveste questo ambiente, così collegato al passato
culturale ed economico delle nostre zone, settore oggi in leggera ripresa. In
relazione a questo, durante la premiazione (domenica 4 settembre) è stato
anticipato il tema del concorso 2006 con titolo preliminare “Vite e vino
nel territorio della Comunità Montana
Alto Canavese”, per permettere ai partecipanti di lavorare anche su soggetti in
veste invernale e soprattutto autunnale
(vendemmia, colori). Maggiori dettagli saranno resi
disponibili a breve sul sito web
Un grazie sentito a tutti gli autori che con la loro partecipazione hanno
permesso a questo piccolo evento di sopravvivere per queste prime otto edizioni
e l’auspicio di un maggiore interesse e sostegno (anche economico!) da parte
degli enti locali verso questa faccia del volontariato, crediamo, nell’interesse della comunità.
Gli organizzatori
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Relazione
sul 9° Concorso fotografico – 2006
Chi percorre attualmente la strada che da Valperga porta a
Pertusio si trova su una nota, segnalata “strada del vino”.
Lasciato l’abitato di borgata Valgrande,
in regione San Graudo il paesaggio cambia: le case
lasciano il posto a qualche prato isolato, qualche porzione di vigneto sulla
collina e poi lembi boschivi in avanzamento. Sulle parti un tempo terrazzate
non si vedono i castagni o le querce di Belmonte ma robinie, betulle, rovi.
Proseguendo verso Pertusio, il numero di vigneti residui è variabile con un
cospicuo incremento solo sulla collina alle spalle del santuario di San
Firmino. Occorre salire fino a Piandane,
Tetti, Comunie o Pescemonte
per trovare maggior senso per l’indicazione “strade del vino” vista strada
facendo.
Dal santuario di Belmonte il paesaggio sottostante appare come
un unico fitto bosco fino al limite della parte pianeggiante oltre il quale
iniziano le aree coltivate.
Chi ha ancora negli occhi il panorama della zona negli anni ’50
– ’60 non può che concludere che, per quanto riguarda la coltivazione della
vite (e non solo), è intervenuto un notevole mutamento. Il confronto
naturalmente suscita sentimenti differenti a seconda del legame personale con
quel mondo scomparso e con i valori associati alla gente operosa che abitava i
luoghi, la relatività vissuta soggettivamente della bellezza del paesaggio:
dall’indifferenza totale ad un nostalgico rimpianto. Tutto è avvenuto in meno
di mezzo secolo!
Eppure anche nelle nostre zone la vite ha sin dall'antichità
rappresentato una delle colture più diffuse in funzione del duplice valore,
alimentare e culturale, del suo principale prodotto: il vino.
Vino in grado di fornire calorie, a tavola o nei frugali pasti
nei campi, e ampiamente presente all'interno delle manifestazioni della
religiosità.
Nel corso del Medioevo anche i feudatari locali ed i signori in
genere hanno dedicato alla viticoltura una crescente attenzione impiantando
vigneti sulle loro terre con l’opera di vassalli e contadini.
Qualcuno può pensare che sia solo una questione di passione e di
ricordi troppo nostalgici. O si è forse spezzato un filo culturale sotto la
spinta della modernità?
La vite richiedendo l’opera continua dell’uomo creava una integrazione unica uomo-ambiente a difesa reciproca:
fossi, terrazzi, sostegni, fili erano i mezzi poveri dell’interagire.
Il bosco spesso confinante con il vigneto forniva i pali di
castagno, dal cespo di nuovi getti venivano scelti gli arbusti con migliore
vigoria e forma, il sottobosco era mantenuto in vita dalle
raccolta annuale del fogliame, i salici curati per avere a disposizione i
vimini per la potatura, la concimazione naturale attraverso l’interramento di
sarmenti e foglie.
La necessità di cure assidue ha sempre conferito ai territori
interessati dalla viticoltura l’aspetto di aree “vissute”: “ciabot” per gli attrezzi, riserve d’acqua, edicole
votive sparse per la campagna.
In questo contesto la viticoltura ha svolto un ruolo particolare
nel disegnare e costruire paesaggi ed ambienti che possibilmente dovrebbero
essere salvaguardati e valorizzati nell'interesse collettivo.
Oggi il grande problema è rappresentato dalla contrazione delle
superfici coltivate a vite e dall’invecchiamento dei vigneti che sta portando
ad uno spegnimento progressivo dell’attività e ad una irreversibile
trasformazione del paesaggio.
Nell’intento di fermare per un attimo l’attenzione su quanto
ancora attivo e, nostalgicamente, su quanto in fase di recessione, è nata
l’idea del tema del Concorso Fotografico 2006: ”Vite e vino nella Comunità
Montana Alto Canavese”.
Venti concorrenti per 66 opere ammesse: siamo nella media dei
concorsi promossi dall’associazione e anche in linea con quanto pare capitare
intorno a noi a riguardo della fotografia, cioè un calo di interesse
generalizzato (parola di esperti) e l’avvento prepotente del digitale.
Nonostante la situazione descritta sopra, gli autori sono riusciti a portarci
meravigliosi paesaggi di vigne o filari
isolati, sotto il sole o nella luce del crepuscolo, particolari di foglie e
frutti efficacemente ripresi in tutte le fasi vegetative, oltre a qualche
immagine significativa di cantine e dintorni. Apprezzabile lo sforzo di ricerca
delle immagini su quasi tutto il territorio, favorito anche dal lungo periodo a
disposizione per trovare lo scatto giusto.
La mostra ormai “defilata” rispetto allo spazio fiera per motivi
logistici, trova nella sala consiliare, gentilmente messa a disposizione dal
Comune di Valperga, uno spazio espositivo all’altezza della situazione: questa
sede favorisce lo spostamento dei visitatori per il paese (ottima cosa con il
clima di quest’anno) ma allo stesso tempo da luogo ad una selezione dei
visitatori sulla base di un maggiore interesse per le immagini fotografiche e
per il legame con i luoghi che ci si aspetta di vedere nelle opere.
A margine della premiazione è stato annunciato il tema del 10°
concorso: “Le stagioni nella Comunità Montana Alto Canavese tra
natura, arte ed architettura”.
Dieci anni di concorso e mostra non sono pochi, un grazie
sentito agli autori e agli enti e privati che collaborano. Un ciclo da
suggellare con una pubblicazione o qualche altra cosa tutta da inventare!
Gli organizzatori
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Relazione sul
10° concorso fotografico - 2007
Ha ancora senso parlare di stagioni all’alba del nuovo millennio?
A causa dei cambiamenti climatici in atto i parametri che le hanno fin qui
individuate evolvono in modo quasi casuale, si è perso ogni legame con il
calendario.
Ci stiamo assestando su lunghi periodi estivi con temperature
elevate: l’umidità scarsa dà luogo nei mesi centrali a cieli tersi che fino a
qualche decennio fa vedevamo solo a settembre; la siccità diffusa, vera
calamità per la gente che opera in agricoltura,
danneggia la vegetazione con alberi che soccombono e colori che
sbiadiscono.
La stagione estiva tende a prolungarsi a tutto ottobre, le
foglie rimangono sugli alberi fino a novembre inoltrato; le cime delle nostre
montagne, un tempo innevate da ottobre,
rimangono scure e secche fino almeno a dicembre. Manca quella
transizione lenta all’inverno fatta di nebbioline serali, pesanti rugiade
mattutine nel periodo che segue la vendemmia: il classico tempo dei funghi
autunnali e delle castagne.
A Ognissanti la temperatura è ancora elevata, l’estate di san Martino
si confonde col clima di tutto il periodo. A dicembre i venti di santa Lucia,
un tempo premonitori di nevicate anticipate, latitano; talvolta a Natale sembra
di essere in una stagione diversa.
Le temperature si abbassano anche con qualche punta vistosa, ma
non sufficiente per gelare le superfici di stagni e torrenti o per produrre i
classici “ghiaccioli” nelle parti umide esposte a nord, in pianura la neve è
praticamente assente.
A metà febbraio già si percepisce l’imminente ripresa vegetativa
che forza di un mese l’inizio di alcuni lavori in campagna. Un tempo marzo era
detto pazzerello in quanto portava vento ma anche piogge leggere che aggiunte
all’umidità accumulata nell’inverno davano il vero inizio al nuovo ciclo
vitale. Oggi da marzo ci si può attendere ancora scarsità di precipitazioni
oppure una recrudescenza del clima con piogge violente o peggio gelate, cosa
che a volte si prolunga in aprile.
Maggio esordisce spesso con un caldo estivo per lasciare il
campo a piogge insistenti che complicano il lavoro dei contadini intenti al
maggengo. Da queste piogge torrenziali si passa alla siccità estiva, attenuata
soltanto da qualche isolato temporale tendente all’uragano con vento e
grandine.
Non che un tempo non ci fosse variabilità e le stagioni fossero
sempre le stesse: gli esperti ci dicono però che sono in aumento i fenomeni
estremi, che il clima cambia rapidamente in qualsiasi stagione e la temperatura
media lentamente si alza.
Pare che questi siano gli effetti della mutata circolazione
atmosferica su larga scala: anticicloni un tempo “amici” in quanto portatori di
tempo stabile salgono di latitudine; da noi risalgono quelli nordafricani,
portatori di aria calda e umida, gli stessi che nel rientro richiamano aria
fredda dal nord. E così, in piena estate, si passa dalle ondate di calore al
freddo autunnale.
La fotografia può essere penalizzata da questi cambiamenti? Tra
il 2006 e il 2007 niente nevicate per paesaggi da fiaba, poco gelo a fissare i
movimenti dell’acqua, ridotte le nebbie autunnali che rendono surreale il
paesaggio, colori smorti della vegetazione.
Chi è partito subito con gli scatti ha potuto cogliere gli
aspetti dell’autunno, altri hanno atteso invano la neve, molti si sono concentrati sulla corta
primavera e l’inizio della calda estate.
Nonostante le carenze stagionali molte delle foto pervenute sono
frutto di scatti artistici, la tecnica del fotografo ha sopperito alla scarsità
di soggetti ad effetto.
La richiesta di associare stagioni a natura, arte ed
architettura sul territorio ha generato qualche difficoltà per la vastità del
tema; a detta di molti meglio un tema più circoscritto.
Nelle intenzioni degli organizzatori doveva dominare l’effetto
stagionale calzato su elementi perfettamente situabili nel territorio.
Le immagini, meno numerose che in qualche concorso precedente,
non hanno impedito alla giuria di selezionare alcune opere notevoli. I giurati
hanno dato sapientemente molta importanza alla “tracciabilità” sul territorio
dei soggetti, anche se di fronte alla perfezione di alcune immagini non così
direttamente riferibili al territorio c’è stata qualche indecisione. Alla fine
è prevalso lo spirito del tema, forse disatteso in qualche edizione precedente.
L’uso sempre più massiccio di tecniche di ripresa digitale unito
a tecniche di stampa sofisticate rende difficili i raffronti con opere prodotte
con metodi più tradizionali.
Siamo certi che la competente giuria abbia messo in evidenza
opere aderenti al tema e di ottimo livello tecnico. Molte altre pur belle
immagini non mettono in evidenza l’aspetto stagionale oppure non riportano
peculiarità del territorio.
Va bene così: il confronto con le immagini dei primi concorsi
indica un incremento della qualità media del materiale prodotto, è
aumentata la capacità critica di tutti,
concorrenti, visitatori delle mostre e organizzatori.
Ringraziamenti sinceri agli autori, alle giurie, ai
patrocinatori ed ai sostenitori!
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CLASSIFICA E RICONOSCIMENTI 2011
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1a classificata - Autore: Giampiero
CALOVI - Cuorgnè
Titolo: "Insegna a Cuorgnè"
MOTIVAZIONE: immagine raffinata, ottima
scelta di luce, notevole equilibrio cromatico e nitidezza dei particolari
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2a classificata - Autore: Adriana
SEREN BERNARDONE - Cuorgnè
Titolo: "L’anacleta” – chiesa di san Giorgio, Valperga
MOTIVAZIONE: buona scelta di luce
e taglio per valorizzare il soggetto principale nel suo contesto
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3a classificata - Autore: Marco PEPE - Valperga
Titolo: "Per Cesare…" – ambiente privato, Valperga
MOTIVAZIONE: Soggetto complesso ben rappresentato in
composizione e morbidezza di toni
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NOTE.
Nel 2007
per i 10 anni di concorso è stata realizzato una pubblicazione dal titolo” 10
ANNI DI FOTOGRAFIE – Raccolta di immagini dei
concorsi fotografici” Valperga, settembre 2007. La pubblicazione è disponibile
presso la chiesa di san Giorgio (negli orari di apertura) oppure contattando
gli organizzatori
Nel
2009 e nel 2010 sono state
realizzata pubblicazioni con una sintesi
delle immagini pervenute. La pubblicazioni sono disponibili presso
l’associazione.
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REGOLAMENTO 2011 CONCORSO 2002 CONCORSO 2003 CONCORSO 2004 CONCORSO 2005 CONCORSO 2006 CONCORSO 2007 CLASSIFICA 2011